At coelum certe patet

Sezione personale del sito di Claudio Facciolo

 

...terras licet, inquit, et undas obstruat: at caelum certe patet, ibimus illac:
omnia possideat, non possidet aera Minos.

o come il volo nacque da una trasgressione


Questa sezione del sito è personale, ma non riservata. Le seguenti pagine web sono state costruite con l'intento di mostrare alcuni brevissimi contenuti multimediali a cui sono particolarmente affezionato; è un sorvolo emozionale, non una sequenza logica. Ignoro quale sia il motivo che vi ha fatto cliccare sulla mia fotografia, ma se volete proseguire siete comunque i benvenuti. Il mio indirizzo di posta elettronica, pubblicato nella sezione "informazioni sui corsi", è a vostra disposizione per domande o commenti. Data le dimensioni ragguardevole dei file presenti, si consiglia di continuare solo se connessi con banda larga.

 

Il primo personaggio che vi presento forse non è mai esistito. Proprio per questo è il più reale.

De' remi facemmo ali al folle volo (5,65 Mb)

 

Ora l'artista che più di tutte ho nel cuore. Unica donna non premio Nobel ad avere un aereo dell'Alitalia intitolato a suo nome, aveva letteralmente terrore di volare. Ma forse questo la compagnia di bandiera lo ignora.

Lezione di tango (6,68 Mb)

 

Rue de Belleville 72. Un anonimo indirizzo in una popolosa strada di Parigi, nel Menilmontant. Ma facendo bene attenzione, seminascosta da un'insegna al neon, una piccola targa ricorda che quei gradini di marmo li sotto, una fredda sera di dicembre nel 1915, furono la sala parto per una mamma assistita da un avventore di un bar. La bambina, nata ai piedi di Parigi, qualche anno più tardi avrebbe avuto la Francia, e non solo, ai suoi piedi.

Invito al tavolo (1,73 Mb)

 

Erano anni fortunati per Parigi. Nel 1958, da uno dei suoi teatri più maestosi, si alzò un canto alla Luna che sgorgava direttamente dal Mar Egeo. E nel Mar Egeo furono sparse le sue ceneri, quando gli dei decisero che avrebbe cantato solo per loro.

Invocazione (17,00 Mb)

 

Non a tutti piace volare. C’è chi preferisce il treno. E’ il caso di un ferroviere anarchico di quarant’anni, che nel dicembre del 1969 viveva alla periferia di Milano, con la moglie Licia e le due bambine Claudia e Silvia. Pochi giorni dopo il boato che trasformò la filiale di una banca in un’ecatombe, venne sospettato dalla polizia di essere uno dei responsabili della strage. Le misure di sicurezza per prelevarlo da casa e portarlo in questura  furono imponenti: il commissario ed un brigadiere precedevano in una Fiat 850 blu il ferroviere, solo, in sella al suo motorino. Quarantotto ore dopo, allo scadere del fermo di polizia, le prove contro di lui erano talmente schiaccianti che nessun magistrato firmò il mandato d’arresto: il commissario gli chiese la cortesia di trattenersi in questura. Il ferroviere accettò, ma alla notte del terzo giorno decise di spiccare il volo: vittima di un “malore attivo”, come venne definito dalla sentenza che confermò il suicidio, tra la sorpresa dei numerosi poliziotti presenti nella stanzetta, scavalcò la ringhiera e provò finalmente l’ebbrezza di volare dal quinto piano, lui sempre così attaccato ai suoi binari. Al commissario ucciso qualche anno dopo in un’inutile vendetta venne assegnata una medaglia alla memoria e gli fu dedicato un francobollo. Alla vedova del ferroviere, quando telefonò in questura dopo che aveva saputo della morte del marito dai giornalisti, venne risposto che avevano avuto troppo da fare per avvisarla.

Date fiori ai ribelli caduti... (5,51 Mb)

 

Non conosciamo con precisione l’anno in cui terminò la guerra di Troia, dagli scritti di Tucidide ed Erodoto sappiamo che accadde circa 12 secoli prima della nascita di Cristo. Conosco invece la data esatta del V canto dell’Odissea: quel giorno Ulisse piangeva sulla riva dell’isola di Ogigia dove era solo con la dea Calipso, al centro dell’Oceano ed isolato da tutte le civiltà. Calipso, la bellissima figlia di Atlante, era innamorata di lui ed avrebbe potuto renderlo immune dalla vecchiaia e dalla morte, sottraendolo così a quel destino di uomo da cui Ulisse era sempre stato attratto e che aveva sempre sfidato ma che, ancora una volta, Zeus inesorabilmente gli presentava.

Quel giorno, dicevo, era il 13 aprile 1970, ed alle 22 ora di Houston il comandante Lovell ed il suo equipaggio avevano già percorso un’orbita intorno alla Luna, che appariva sempre più grande e sempre più bella, con la Terra sempre più lontana, la Terra col suo destino fatto di casa e di case, di paludi del Mekong e di diritti civili, di figli, di università, di selezioni impossibili e di centrifughe massacranti, di strette di mano e di caro io lo sapevo che tu ce l’avresti fatta ad andare sulla Luna.

Passate quasi 56 ore dal trauma del lancio gli astronauti si cullavano nella navicella, scivolando nel campo gravitazionale che li avrebbe portati fino al cratere di Fra Mauro, loro approdo lunare, loro selenica Ogigia. L’emozione che stavano provando era troppo grande da sopportare, uomini al centro di un oceano isolati da tutte le civiltà: nelle loro comunicazioni con Houston cominciarono a scherzare fingendo noia per la regolarità del volo, incapaci di farsi carico dell’eccitazione che la missione stava loro arrecando, protagonisti di un’impresa che era stata al di là della loro immaginazione anche da bambini.

Il messaggio di Zeus arrivò proprio allora e questa volta Hermes prese le sembianze di un undervoltage alla barra B, che avrebbe ridotto drasticamente le prestazioni della navicella.

Ora dovevano fronteggiare ciò che la razionalità imponeva ma che la loro umanità rifiutava. E fintanto che non avessero avvisato Houston avrebbero ancora potuto giocare con la loro immaginazione agli astronauti che vanno sulla Luna. Ma troppa era la loro abitudine alla disciplina, al rispetto delle procedure, alla pronta esecuzione di ciò che era stato pianificato per ogni situazione di avaria. In accordo alla checklist chiamarono Houston, dichiarando che avevano un problema. Il messaggio era intelligibile, ma Houston se lo fece ripetere. Non era la paura dell’operatore di avere capito bene, era Calipso che si presentava ad Ulisse con la sua ultima seduzione: il confronto fra la sua bellezza e quella a cui sarebbe potuto tornare. Ed il comandante Lovell ascoltò la sua voce, come aveva già fatto trentadue secoli prima: prese le comunicazioni e nel silenzio che seguì si abbandonò al paragone di Calipso. Stava andando sulla Luna, stava realizzando il sogno che mai avrebbe osato sognare, stava guadagnando l’immortalità, stava ancora una volta sfidando il suo destino. E per farlo sarebbe stato disposto a rinunciare ad Itaca, all’abbraccio di Penelope, alle carezze di Telemaco, alla standing ovation del Congresso ed alle pacche sulle spalle del Presidente. Avrebbe rinunciato a tutto questo pur di morire immortale toccando la Luna. La Luna, in fondo stava solo chiedendo la Luna, aveva imparato che lui era il rappresentante del genere umano che aveva il diritto di pretendere la Luna. Ma solo per qualche secondo ancora.

Alle ore 22, 8 minuti e 35 secondi ora di Houston la tentazione di Calipso era già un rimpianto ed il comandante Lovell, senza neanche riprendere il fiato, parlò, riappropriandosi del suo destino.

Complemento di vocazione, soggetto, predicato verbale e complemento oggetto (124 Kb)

 

Il panorama musicale stentava ad assorbire i grandi cambiamenti che erano in corso. Nel 1972 "I giorni dell'Arcobaleno" con cui Nicola di Bari vinse Sanremo, fu censurata: "vivi la vita di donna importante perché a sedici anni hai già avuto un amante" diventava "vivi la vita di donna importante perché a sedici anni ti senti già grande". Ma i tempi erano ormai maturi.

Fra la fine degli anni '60 e l'inizio del '70 l'elettronica entrò prepotentemente nella scena musicale, con un enorme strumento dal nome che esprimeva tecnologia: sintetizzatore. Ma l'avrebbero tutti chiamato col nome del suo inventore, l'ingegner Moog. Mentre Keith Emerson deliziava le folle col suo assolo in Lucky Man, nell'estate del 1972 il moog diede suono al (forse) primo tormentone estivo: Popcorn, un motivo che una volta entrato in testa non ne sarebbe più uscito. Ancora qualche mese, ed il sintetizzatore avrebbe accompagnato sullo schermo i primissimi fotogrammi del film più discusso della storia, dei titoli di apertura su uno sfondo di colore porpora. Ma nonostante il moog ed i sontuosi crescendi rossiniani, nell'immaginario collettivo la colonna sonora sarebbe rimasta per sempre legata all'Inno alla Gioia del Ludovico Van, per dirla con le parole del protagonista.

Prologo (1,99 Mb)

 

Il volo non è mai perfetto. E’ un continuo tendere alla perfezione, che non si raggiunge mai. Troppe sono le variabili da controllare. Ma nel 1976 a Montreal una ragazzina rumena infranse questa regola. Per una trentina di secondi volteggiò nell’aria, fra la sorpresa degli astanti, l’invidia delle concorrenti e l’incredulità di tutti gli spettatori in mondovisione. L’atleta ci rimase un po’ male quando il tabellone segnò il punteggio. Si aspettava legittimamente un voto superiore al 9. Invece prese soltanto 1, la media del punteggio di tutti i giudici. Anche l’elettronica col suo schermo a tre cifre si inchinava al talento di una ragazza che si era allenata in un garage alla periferia di Bucarest. Non era mai accaduto che il punteggio massimo fosse stato assegnato da tutti i giudici, e tale possibilità era stata scartata a priori anche dal produttore.

Numero 73 (9,47 Mb)

 

La mia professione mi porta a dormire una media di 150 notti all'anno in albergo. Capita ogni tanto che mi diano una camera il cui numero mi fa sorridere. Ma nei primi anni ottanta, la trentasettesima camera del secondo piano non la voleva proprio nessuno.

Mercoledì (4,64 Mb)

 

Qualche anno più tardi, in una memorabile puntata di Fantastico, Roberto Benigni si buttò a pesce sul suo pubblico, facendo crepare gli italiani dal ridere. Negli stessi anni un giovane ragazzo di Seattle, con un profumo da quattro soldi, si gettava sul suo pubblico in un eccesso di istanza comunicativa. Scelse la sua ultima nota fuori dal pentagramma, invocando pace, amore ed empatia.

Scuse (5,96 Mb)

Alla Memoria dell'Ultimo Mito

 

In attesa di nuovi inserimenti quest'evasione termina da dove siamo partiti, in un luogo di restrizione fisica. Vi ripeto che potete mandarmi i vostri commenti e le vostre domande. Ma non siate impertinenti; mi sta aspettando un carpaccio di fegato con puré di fave, ho già l'acquolina in bocca...

Proteine (3,32 Mb)

 

Aggiornato il 21 settembre 2009.

 

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